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18 MILA NOMI

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 6 maggio 1986


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Terzino e Innominata
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A Pisa risulta da avvisi ahimè mortuari che ad uno era stato dato il nome di Notturno ed ad un altro Oppresso.
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Un’altra ancora (non so se viva o morta) è stata chiamata Anarchia.
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A Bologna si ha notizia di nomi davvero strani.
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In un volumetto, pubblico con l’aiuto di un calcolatore elettronico dieci anni fa, si trovano tre Littorio, due Littoria, una Littorina, una Eja Alalà, tre Impero, ma, per pareggiare il conto, un Avanti, due Engels maschi e una femmina e, addirittura, una Scioperina.
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Tali nomi non si trovano in un libro che contiene i nomi degli italiani, appena uscito, dell’operosissimo e dottissimo Emidio De Felice (Dizionario dei nomi italiani, edito da Mondadori) e, penso, con ragione a causa del loro relativamente scarso numero.
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Del resto, scherzando si potrebbe che non è mai bene dare cattivi esempi in una materia in cui la bizzarria dei genitori non ha arretrato di fronte alle denominazioni più strampalate.
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Sono presi in considerazione, nell’opera di De Felice, oltre 18,000 nomi, e che non vi siano tutti.
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Il primo ad essere persuaso è l’Autore che si tiene, ovviamente, ad un disegno ampio, anche se preciso nei particolari tralasciando quelle stravaganti denominazioni che pure non mancano per far parte del folclore.
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Io conoscevo a Bologna un capitano dei bersaglieri che si chiamava Clio, nome, come si sa, della Musa della storia; a Viareggio mi è stata mostrata una venditrice ambulante che portava, e con burbera fierezza, il nome di Arsace, il re dei Parti.
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Sei donne figurano nell’elenco di Bologna come Leonida, ed anche il De Felice lo nota, precisando che di Leonida in Italia che ne sono 5000 come nomi maschili e, aggiunge, anche femminili.
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Come nel caso di Clio maschile, la vocale -o finale ha tratto in inganno genitori ignari, così in Leonida la finale in -a ha propiziato il passaggio al genere femminile.
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Del resto Andrea in inglese è nome femminile al quale da riscontro il maschile Andrew e in Italia, se ci sono 600 Clio femminili, ci sono anche 25 Clia, forma con la quale si è normalizzato qualcosa che proprio non pareva accettabile.
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Il libro di De Felice, ben documentato per l’origine storica dei nomi, per la stratificazione culturale delle denominazioni, ed anche per la loro frequenza (i dati sono tratti da un’elaborazione elettronica dei nomi degli abbonati telefonici in Italia), si rivolge ad un pubblico vasto che trarrà indubbio giovamento dalle considerazioni che accompagnano ogni singolo lemma.
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Tornando, per converso, ai nomi stravaganti, ricordiamo Innominata, Reclusa e Sventurina (poveretta!), ciascuno presente con un esempio a Bologna, e, per i maschi, Tubero e Calvario (pure con un esempio ciascuno).
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Dicevo anni fa che, di fronte a certe trovare, non si sa se ridere o piangere.
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Pensiamo ai guai psicologici ai quali va incontro una creatura che è immessa nella vita col viatico di un nome stravagante come quelli che abbiamo citato.
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Chiamare Terzino un bambino può forse giustificarsi come un uso derivato da Terzo (ci sono 200 Terzini in Italia) ma Mediano cos’è?
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Vuole indicare, in una sicura programmazione, il figlio di mezzo o è voce del linguaggio calcistico?
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Anche Auto, Aeroplano, Radio, e Termo esistono al di dei 18,000 nomi elencati da De Felice: ma che dire di chi ha ambiguamente (e forse senza averne coscienza) chiamato il figlio Amor di fallo?
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Non invento nulla perché l’ho trovato in un elenco telefonico in Toscana.
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L’arbitrarietà dell’imposizione del nome è una cosa vecchia.
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Basti ricordare che in una commedia di Aristofane un giovane si chiama Feidippide e nel suo nome è presente l’elemento -ippos «cavallo», che era proprio dei grandi personaggi, mentre nella prima parte si riflette uno spirito di economia, anzi di tircheria, proprio del padre perché Feid- è da riferire al verbo pheidomai che vuol dire «risparmiare».
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Nonostante la folle varietà delle denominazioni che si riscontrano in Italia, i nomi di persona più frequenti sono Giuseppe per gli uomini (con 1.717.000 persone) e Maria per le donne (con 2.500.000 persone): un fatto che si ripete anche a Bologna, città dalla quale abbiamo tratto gli esempi più strani, e che è pur sempre esempio della continuità di una tradizione.

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