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Il dizionario e l’oracolo

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 6 aprile 1982


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Ecco uscito l’auspicato volume undicesimo del Grande Dizionario della lingua italiana che conserva il nome di Salvatore Battaglia anche se, dopo la morte del promotore, la direzione scientifica è di Giorgio Bàrberi Squarotti.

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Io sono fra quelli che attendono l’uscita dei volumi con quell’ansiosa trepidazione che viene non soltato da ragioni professionali ma dal desiderio che l’opera si compia perché essa è, in se stessa, un avvenimento culturale della massima importanza al quale viene dedicata troppo scarsa attenzione.

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L’opera incominciò nel 1961 e non mancarono, fin dal primo momento, le critiche. Nulla è più vulnerabile e criticabile di un vocabolario. Criteri di scelta, lacune, classificazione dei vocaboli, etimologie, definizioni sono facile oggetto di insoddisfazione ed ogni lettore appena colto (ma anche gli incolti, perché non vi è nulla come la lingua che appaia e sia dominio di tutti) si sente in diritto di interloquire.

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Sono passati ventun anni e siamo già arrivati alla parola oràcolo: una media di volume ogni due anni circa. Presumibilmente avremo l’opera completa nel 1990. Sarà, quella, una data memorabile perché, dopo il Dizionario di Tommaseo Bellini (1885-1879) e dopo le varie edizioni della Crusca (l’ultima delle quali rimase sospesa nel 1923 alla lettera O, a distanza di ben sessant’anni dal primo volume, uscito nel 1863) mai era stato pubblicato tanto materiale lessicografico della nostra lingua.

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Al fondamento delle due imprese, il Tommaseo e il Battaglia, è la stessa casa editrice, l’Unione Tipografico-Editrice Torinese, benemerita della cultura italiana che, anche nella lessicografia, aiuta a ricuperare una posizione onorevole all’Italia che fornì, e non bisogna dimenticarlo, un modello a tutti i grandi vocabolari d’Europa, col Vocabolario della Crusca, la cui prima edizione uscì nel 1612.

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Quest’ultimo volume del Battaglia e ciò può dare l’idea della mole del lavoro contenendo le voci da moto ad oràcolo, comprende 1102 pagine grandi a tre colonne ciascuna. Ogni definizione è corredata da esemplificazioni che vanno dalle origini fino agli autori viventi e costituisce una splendida antologia di scrittori.

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L’impianto è solido e fa apparire lontano, anche se premonitore, il momento in cui l’insigne filologo Giorgio Pasquali giustamente diceva, negli Anni 40 che per fare un vocabolario occorrono edizioni critiche e per fare edizioni critiche occorre un vocabolario ma che bisogna pur sempre spezzare il circolo vizioso. Ed infatti negli ultimi quarant’anni la filologia italiana ha indubbiamente fatto grandi progressi, anche se resta molto da fare.

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La posizione del Dizionario del Battaglia nella lessicografia italiana è di tutto rispetto. Lasciando alla Crusca quel Tesoro delle origini che Giacomo Devoto prevedeva per il 2021, anniversario della morte di Dante. Il Battaglia è uno strumento di consultazione di grande ricchezza documentaria. Prendiamo la prima parola di questo volume, moto, divisa in tre lemmi, il primo che si riferisce allo spostamento di un corpo da una posizione nello spazio ad un’altra, il secondo che è il participio passato di muòvere, il terzo che è forma abbreviata di motocicletta. Il primo significato è descritto ed esemplificato in sei ampie pagine, mentre le altre due occupano, ed è comprensibile, poche righe. I redattori hanno rinunciato a porre a un quarto moto primo elemento di parole composte che indica il funzionamento a motore, come in motoaratrice, motocarrello ecc., anche se sotto ognuna di queste parole c’è la spiegazione che fa venire questo moto da motore. Si hanno poi casi, come motocarrozzetta in cui moto è quell’abbreviatura di motocicletta di cui si è parlato.

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Si è voluto fare quest’esempio per mostrare quanto complicato sia fare un vocabolario. Ed è perfino difficile essere tipograficamente corretti. Si diche che la Tipografia del Seminario di Padova (quella che stampò il Vocaboario latino di Forcellini) desse un compenso a chi trovasse un errore di stampa. Io non chiederò nulla all’Utet pur segnalando che a motocarrozzella c’è un errore di stampa: motocicleta per motocicletta.

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Poiché non si può parlare di tutto, prendiamo l’ultima parola fin qui pubblicata, oràcolo, che ha una lunga ed esemplare definizione di 29 righe in cui entrano, poteva essere altrimenti, elementi di enciclopedia. Gli esempi, tutti ottimamente tagliati e perciò di sicura utilizzazione, vanno dal trecentesco Guido da Pisa a Cesare Pavese, attraverso autori di tutti i secoli intermedi. Segue poi il significato di «responso espresso in modo vago, misterioso e simbolico», anch’esso con una esemplificazione dal Volgarizzamento di Sant’Agostino a Pascoli e ad Ojetti e il valore di «persona di vaste conoscenze, che o si ritiene in grado di dare consigli, giudizi, previsioni», con esempi del Boccaccio ad Ungaretti. Seguono i significati secondari fra i quali spicca quello di «verità della Scrittura».

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Abbiamo detto che il volume finisce ad oràcolo ma sarebbe più esatto dire che termina con oracoloso, con un esempio di Soffici col valore di «che usa modi misteriosi ed arcani». Verrebbe voglia di dire che, a sollievo delle fatiche dei vocabolaristi (ed io ne so qualche cosa perché ho dedicato anni di lavoro ad attività lessicografiche) il loro lavoro è, per parte sua, misterioso ed arcano perché trae fuori dall0immenso materiale linguistico scritto e parlato, le parole ma deve tener presente, come dice Baldassar Castiglione ed è ripetuto nel frontespizio del Battaglia, che «Il dividere le sentenzie dalle parole è un dividere l0anima dal corpo».

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Tristano Bolelli


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