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Dante, l’imperfetto e giochi di bambini

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 5 dicembre 1981


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QUANTI sono quelli che, usando l’imperfetto, si domandano qual è il valore di questo tempo verbale?
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Vediamo un po’ come stanno le cose.
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Quando diciamo che 1'imperfetto indi- ca un'azione che dura nel passato, ne mettiamo in rilievo soltanto una delle caratteristiche.
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Se si prende il seguente passo di D'Annunzio: « Si udivano i gorgheggi di uccelli. Si udì il mugghio d'un bove , osserviamo che in si udivano l'azione è durativa, in si udì l'azione è compiuta in . L'imperfetto indica anche un'azione che si ripete nel pas- sato. Dicendo: «I bambini giocavano nel cortile , si può alludere ad un'azione compiuta più volte nello stesso luogo nel passato. Ma anche la contemporaneità nel passato può essere designata dall'imperfetto. Dante, nel Canto v dell'In- ferno, dice: « Mentre che l'uno spirto questo disse, L'altro piangeva ». Se rovesciamo la frase e frantumiamo il verso, abbiamo una situazione al limite dell'intollerabi1ità: « Men- tre uno spirito diceva questo, l'altro pianse . In questo ca- so, quel pianse, dovendo significare un'azione continuata, su- scita la nostra perplessità. Così, non può essere sostituito in nessun modo con un fu l'era di « Era già l`ora che volge il disio del Canto VIII del Purgatorio. Siamo, con questo esempio, nell'ambito di quel- l’imperfetto descrittivo di cui parlano abbondantemente le grammatiche e che è stato trattato anche recentemente in ri- viste specializzate da giovani ma affermati studiosi come Pie- rangiolo Berrettoni e Pier Marco Bertinetto, che hanno anche il merito di aver messo in particolare rilievo le situazioni dei singoli contesti. Alla base dell'imperfetto c'è il valore di non compiuto, di non finito (e non per nulla fra i termini tecnici grammaticali esiste la parola « imperfettivo per indicare un aspetto del verbo). Accanto al valore descrittivo si ha un valore narrativo e storico con cui si esprime una concatenazione di azioni suc- cessive: « Luigi nasceva nel 1850, frequentava le scuole, si dava alla carriera diplomatica, moriva nel l910, in cui l’imperfetto pare usurpare le funzioni del passato remoto. Ma prendiamo il passo manzoniano: « A queste parole Ger- trude rimaneva come sbalordita e cambiamo il tempo: « A queste parole Gertrude rimase come sbalordita ». Il secon- do esempio designa un'azione compiuta, il primo fa suppor- re quasi una partecipazione all'avvenimento, la presenza di chi parla o scrive, che induce ad attendere delle spiegazioni, delle precisazioni, altri particolari, proprio come se qualcosa fosse rimasto incompiuto. E difatti spesso si hanno frasi co- me la seguente, di Niccolò Tommaseo: « Già finiva la notte, l'alba sopraggiungeva, quando il gallo... cominciò con gran voce a cantare ». L’imperfetto può anche avere, come dicono alcune gram- matiche, un valore attenuativo o di inattualità. Nei Promessi Sposi, al cap. si legge: « Venivo... Eh... volevo dire . Co- , entrando in un negozio possiamo rivolgerci al venditore nel modo seguente: « Volevo una scatola di fimammiferi . Su un uso di questo tipo richiama l’attenzione una lettrice, la signora Nedelia Tedeschi, che, in una lettera, fa notare come bambini piccoli, dai tre ai sei anni, distribuendo le parti di un gioco, dicono: « Facciamo che io ero il capo , oppure « Facciamo che io ero la mamma e tu eri la figlia ». Questo imperfetto, usato dai bambini, è l'imperfetto at- tenuativo o di inattualità di cui abbiamo appena parlato. La grammatica di uno stato di lingua contemporanea (non im-
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porta se sono utilizzati degli esempi di autori del passato, in una lingua come l’italiano che ha una continuità ininterrot- ta dal Trecento fino ad oggi) deve misurarsi con l'uso reale anche di chi la grammatica non l'ha studiata come quei bambini.
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Gli esempi sopra riportati di autori classici non sono certo in contrasto con quello che ogni giorno diciamo in italiano corrente.
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Ecco che cosa ci ha insegnato l’osservazione del- l’imperfetto e dei suoi molteplici usi: un capitolo, certo, non semplice della nostra lingua alla quale si presta così poca attenzione ma che merita di essere esaminata come mezzo di comunicazione e come fonte sicura di conoscenza.
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BolLS051281

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