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Che ragazza «squinzia»

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 05 novembre 1983


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Un articolo apparso su La Stampa dell’11 ottobre, intitolato «Voglio una fresca perché domani vado a schiena», cita un numero di voci e di locuzioni proprie del linguaggio giovanile.

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A parte casi che credo abbastanza diffusi come scudo «5 mila lire», deca «10 mila lire», essere in tilt «non capire niente» (di cui già parlammo con particolare riferimento al più generale uso andare in tilt, detto di cose che si guastano e specialmente di strumenti che impazziscono) e qualche altro, non so quanto siano diffuse quelle parole che pongono sicuramente una barriera fa giovanissimi e generazioni precedenti. Ciò che mi ha soprattutto incuriosito è la presenza di una parola come squinzia «ragazza scialba e poco interessante» che non è certo nata da poco se è vero che appartiene a dialetti settentrionali e da lunghissimo tempo.

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Il «Vocabolario milanese-italiano» di Francesco Cherubini, così caro ad Alessandro Manzoni, che ne fu uno dei sottoscrittori e lo postillò con grandissima cura, porta registrata la voce squinzia con l’indicazione: «Lo stesso che Tintiminia». Cercando sotto questa voce, troviamo: «Tintiminia che anche diciamo Squinzia o Smorfia». Ed aggiunge: «Galluzia (con un rimando all’Aretino), Spregiosa (con rinvio al Tommaseo), Monna, Smelia, Lérnia, Monna Onesta da Campi, Monna schifa l poco». E finalmente la spiegazione: «Donna smorfiosa, affettata». Una bella rassegna davvero. Ma squinzia io sentii già fin dall’infanzia dalla bocca di mia madre, autentica bolognese, e ne trovo conferma nel «Vocabolario del dialetto bolognese» di Carolina Coronedi-Berti (1869-1874) che, alla voce squinzia rimanda a spurchezia, che letteralmente significa «porcheria», ma che si applica anche (cito testualmente) a «Donna che vuol far la sapiente, la salamistra, la mordace e vale anche Invidiosa, maligna; ed anche Di poca carne, magra e piccola».

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Come si vede dai significati, l’ultimo citato della voce bolognese è il più vicino a quello attribuito a squinzia dai giovani e riportato nell’articolo citato.

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Ovviamente, il nostro discorso vuole avere un significato un po’ più generale di quello che può fornirci la considerazione di talune espressioni giovanili più o meno gergali. È prima di tutto sarebbe interessante condurre un’indagine sull’apporto dei dialetti al linguaggio dei giovani. Squinzia ne è un valido esempio. Inoltre, se si considera la lunga serie di voci (smorfia, smorfietta, sninfia, gelluzia, spregiosa, monna Smelia, Lernia, per non parlare di Monna schifa l poco) per indicare una donna smorfiosa, siamo indotti a pensare a quante mai parole coniate nel passato e rimaste in una stretta cerchia di utenti sono scomparse, così come scompariranno, credo, quasi tutte quelle del linguaggio giovanile di oggi, già diverso da quello di ieri.

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In questa sezione del vocabolario, o meglio ai margini del vocabolario, si collocano i greghi, assai più vivaci fuori d’Italia che da noi, anche se in Italia non ne siamo privi (e vorrei ricordare almeno l’utilissimo volume «I gerghi della malavita dal 500 ad oggi» di Ernesto Ferrero, le «Voci di gerganti, vagabondi e malviventi» di Angelico Prati e «I gerghi bolognesi» di Alberto Menarini, tre ottimi preziosi lavori).

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Ma non tutte le parole dei giovanissimi di cui abbiamo parlato hanno origine gergale e cioè sono state coniate per sottrarsi completamente alla comprensione dell’ambiente linguistico in cui si vive. direi dubbia l’appartenenza al gergo di squinzia che prova ancora una volta come nell’ingresso di parole nuove in italiano l’apporto dialettale sostituisca spesso il gergo vero e proprio. Ma la lingua stessa, con le sue risorse, può fornire voci di grande efficacia al vocabolario comune.

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A parte l’aretiniano galluzia (da gallo) o salamistra (che i vocabolari spiegano come incrocio di Salomone «sapiente» con salmista) per indicare una donna saccente, si pensi a spregiosa, che a me pare efficacissimo, detto di una ragazza che ha tutto e tutti a spregio e che si avvicina a smorfiosa ma non ne ricopre esattamente il significato. Il termine compare nel vecchio ma sempre importante Vocabolario di Policarpo Petrocchi nella parte inferiore della pagina chiamata dagli addetti ai lavori sottosuolo come termine pistolese. Peccato che non sia in circolazione. A me è caro squinzia di ricordo della mia città, di mia madre, ma quella spregiosa, che può ovviamente essere usata al maschile (un ragazzo spregioso), mi pare incantevole.

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Tristano Bolelli


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