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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Chi viene stasera a… pranzo
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
05
agosto
1984
more header data
[1]
Sono
un
ammiratore
di
Federico
Zeri
,
della
sua
intelligente
e
graffiante
critica
ed
ho
letto
con
molto
piacere
l’
articolo
Quelli
dell’
erre
moscia
pubblicato
su
La
Stampa
il
17
luglio
scorso
.
[2]
C’
è
però
,
un
punto
sul
quale
vorrei
intervenire
ed
è
quello
in
cui
si
parla
dei
nomi
dei
tre
pasti
principali
della
giornata
.
[3]
Dice
Zeri
:
«
L’
italiano
possiede
per
denominarli
tre
sostantivi
molto
univoci
e
impossibili
a
confondersi
:
colazione
per
lo
spuntino
che
si
consuma
appena
svegli
o
di
primo
mattino
,
pranzo
per
il
pasto
di
mezzodì
,
cena
per
quello
della
sera
»
e
continua
:
«
Eppure
,
presso
certi
ambienti
,
si
usa
oggi
chiamare
colazione
quella
che
si
consuma
a
metà
giornata
,
pranzo
invece
il
desinare
serale
,
generando
grandi
confusioni
,
specie
quando
l’
invitato
parla
il
vero
italiano
,
mentre
chi
lo
invita
si
compiace
dello
snobbese
pasticciato
»
.
[4]
Il
discorso
pare
inoppugnabile
ma
le
cose
non
stanno
in
modo
così
categorico
.
[5]
Partiamo
dal
Tommaseo
che
,
alla
voce
pranzo
,
dice
che
si
tratta
del
«
mangiare
che
si
fa
,
con
maggiore
abbondanza
,
nel
mezzo
del
giorno
,
o
,
d’
ordinario
,
prima
di
notte
»
,
con
una
palese
invasione
,
cioè
,
dell’
ambito
di
quella
che
comunemente
viene
chiamata
cena
.
[6]
C’
è
poi
da
considerare
il
desinare
che
può
stare
per
«
pranzo
»
cioè
per
il
pasto
principale
della
giornata
che
si
consuma
generalmente
verso
mezzogiorno
:
tale
significato
,
che
ha
esempi
dal
‘
300
al
‘
900
,
vive
in
Toscana
e
non
solo
in
Toscana
comunemente
ancora
oggi
,
lasciando
a
pranzo
una
connotazione
più
solenne
,
di
quando
,
cioè
,
si
tratta
di
un
pasto
particolarmente
ricco
e
fatto
in
occasioni
particolari
.
[7]
Quanto
a
colazione
,
con
cui
si
indica
il
pasto
leggero
del
mattino
(
che
di
solito
consiste
di
latte
,
caffè
e
pane
)
,
è
usato
col
valore
di
«
pasto
di
mezzogiorno
»
ma
non
solo
da
quelli
dell’
erre
moscia
»
,
bensì
da
moltissime
persone
che
semplificano
in
una
parola
sola
quello
che
sarebbe
più
proprio
chiamare
seconda
colazione
,
pranzo
o
desinare
.
[8]
L’
uso
non
è
di
oggi
soltanto
,
se
è
vero
che
se
ne
trova
un
esempio
nel
‘
400
in
Vespasiano
da
Bisticci
,
l’
autore
delle
Vite
di
uomini
illustri
,
poi
in
attestazioni
moderne
(
in
Svevo
,
D’
Annunzio
e
Alvaro
)
.
Del
resto
,
credo
che
sia
impossibile
sostituire
la
comune
colazione
di
lavoro
di
cui
si
sente
tanto
parlare
perché
pranzo
pare
troppo
solenne
e
desinare
contiene
anch’
esso
un
che
di
sostanzioso
che
si
va
facendo
sempre
più
raro
nella
vita
moderna
in
cui
i
pasti
di
mezzogiorno
spesso
sono
molto
sommari
,
fatti
vicino
al
posto
di
lavoro
e
cioè
fuori
casa
.
[9]
Ci
sono
poi
due
altre
parole
che
ormai
non
si
usano
più
e
che
troviamo
riunite
in
un
vocabolarista
del
‘
700
di
cui
fu
soprattutto
celebre
un
Gran
Dizionario
italiano-francese
,
Francesco
D’
Alberti
di
Villanuova
che
scrisse
:
«
Colezione
,
il
parcamente
cibarsi
prima
del
desinare
e
della
cena
,
come
è
l’
asciolvere
della
mattina
,
la
merenda
del
giorno
e
il
pusigno
della
sera
»
.
[10]
A
parte
la
merenda
,
che
tutti
conoscono
,
quell’
asciolvere
e
quel
pusigno
sono
assai
poco
noti
.
[11]
Forse
il
primo
è
stato
il
più
duro
a
morire
.
[12]
Io
lo
sentì
usare
da
una
persona
molto
vecchia
a
Bologna
e
vedo
che
negli
scrittori
figura
dal
‘
300
fino
a
Panzini
.
Pusigno
è
proprio
un
pezzo
da
museo
e
nessuno
,
credo
,
l0usa
più
per
indicare
lo
spuntino
che
si
fa
a
tarda
ora
,
dopo
cena
.
Eppure
avrebbe
origini
nobili
derivando
dal
latino
post
«
dopo
»
e
un
derivato
di
cena
,
così
come
asciolvere
che
continua
il
latino
absolvere
(
ie
iunia
)
«
sciogliere
il
digiuno
»
e
merenda
che
significa
,
sempre
in
latino
,
«
cosa
da
meritare
»
.
[13]
Tutta
la
famiglia
ci
riporta
a
origini
antiche
,
così
come
è
antico
il
rito
del
mangiare
(
anche
se
questa
parola
è
di
origine
francese
perché
in
italiano
antico
si
diceva
manicare
che
ha
nello
sfondo
il
latino
manducare
)
.
[14]
Cena
e
pranzo
sono
anch’
esse
voci
latine
(
cena
,
prandrum
)
mentre
desinare
viene
dal
francese
antico
disner
,
a
sua
volta
dal
latino
disieiunare
«
smettere
il
digiuno
»
come
colazione
dal
francese
colation
,
a
sua
volta
dal
latino
collatio
«
il
mettere
insieme
(
il
cibo
)
»
.
[15]
Quest’
ultima
voce
,
come
si
legge
nel
Vocabolario
etimologico
di
Giacomo
Devoto
,
era
usata
dai
monaci
per
designare
il
pasto
dopo
la
riunione
serale
.
[16]
Come
si
vede
,
lo
spostamento
di
denominazione
da
un
pasto
all’
altro
non
è
cosa
di
oggi
.
[17]
Era
necessario
dirlo
dopo
la
deprecazione
fatta
nel
bell’
articolo
di
Federico
Zeri
.
[18]
Tristano
Bolelli
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