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Maarten Janssen, 2014-
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QUESTIONE DI SESSO
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
5
lulgio
1985
more header data
[1]
Né
ministra
né
donna
professore
[2]
L’
ultimo
,
per
ora
,
dei
convegni
sulle
questioni
inerenti
al
sesso
si
è
intitolato
«
Parità
tra
i
sessi
nella
lingua
,
nei
mass
media
e
nell’
educazione
»
ed
è
stato
organizzato
a
Roma
dalla
Commissione
nazionale
per
la
realizzazione
della
parità
fra
uomo
e
donna
istituita
qualche
anno
fa
dalla
Presidenza
del
Consiglio
dei
ministri
.
[3]
I
resoconti
giornalistici
dicono
che
i
risultati
,
grazie
al
lavoro
di
varie
commissioni
,
sono
molto
chiari
.
[4]
A
me
interesserebbe
soprattutto
sapere
quale
genere
di
parità
di
proponga
nella
lingua
messa
al
primo
posto
nel
programma
(
per
pura
associazione
mnemonica
mi
viene
in
mente
che
il
Manzoni
,
parlando
dell’
Italia
,
la
metteva
al
secondo
posto
:
«
Una
d’
arme
,
di
lingua
,
d’
altare
,
di
memorie
.
Di
sangue
,
di
cor
»
)
di
cui
i
giornali
che
ho
visto
non
parlano
.
[5]
Se
la
conclusione
fosse
che
una
donna
ministro
si
deve
chiamare
ministro
,
una
donna
sindaco
,
sindaco
,
una
donna
generale
,
generale
,
non
ci
sarebbe
nulla
di
nuovo
e
nulla
da
dire
,
visto
che
in
questo
senso
ci
siamo
già
da
tempo
pronunciati
.
[6]
Da
anni
ormai
si
dice
così
perché
ministrèssa
o
ministra
,
sindachessa
o
sindaca
,
generalessa
o
generala
non
sembrano
voci
accoglibili
,
alcune
perché
designano
le
moglie
per
esempio
del
sindaco
o
del
generale
(
le
forme
in
-essa
)
altre
perché
troppo
forza
o
di
recente
proposta
(
le
forme
in
-a
)
.
[7]
Non
si
farebbe
applicando
un
nome
maschile
a
una
donna
,
se
non
render
simmetrica
l’
applicazione
a
uomini
di
voci
femminili
come
sentinella
,
guardia
,
scorta
e
continuare
una
tradizione
per
cui
soprano
e
contratto
(
si
legge
poco
ma
mi
sembra
strano
ci
sia
questa
parola
)
è
comunemente
applicato
a
donne
.
[8]
Non
vorrei
sentir
parlare
di
interventi
dall’
alto
,
imperativi
e
autoritari
come
sta
accadendo
per
i
forestierismi
in
Francia
.
[9]
La
lingua
ha
una
vita
sua
,
legata
,
sì
,
alla
società
,
ma
non
succube
di
essa
.
[10]
È
un
dato
di
fatto
che
bontà
,
virtù
,
bellezza
,
umanità
sono
forme
femminili
che
si
applicano
sia
alle
donne
che
agli
uomini
e
sarebbe
assurdo
che
gli
uomini
volessero
cambiare
tale
stato
di
cose
.
[11]
Certi
gruppi
di
donne
vogliono
intervenire
su
nomi
che
designano
nuove
funzioni
o
funzioni
assunte
dalle
donne
.
[12]
Ora
,
se
noi
abbiamo
consigliera
perché
volere
che
una
donna
si
chiami
consigliere
di
amministrazione
invece
che
consigliera
di
amministrazione
?
[13]
Se
abbiamo
professoressa
o
dottoressa
,
parole
di
lunga
tradizione
,
fin
dall’
Ottocento
,
perché
chiamare
una
donna
professore
o
dottore
?
[14]
Perché
,
a
quanto
scrive
Ignazio
Baldelli
,
al
Magistero
femminile
Maria
Santissima
Assunta
di
Roma
le
studentesse
sono
chiamate
studenti
?
[15]
Forse
perché
si
dice
comunemente
presidente
anche
di
una
donna
(
ma
presidentessa
si
è
usato
per
«
moglie
del
presidente
»
come
testimonia
anche
una
celebre
pochade
intitolata
appunto
La
presidentessa
)
.
[16]
La
lingua
italiana
ha
la
fortuna
di
avere
tre
generi
:
il
maschile
,
il
femminile
e
il
neutro
.
[17]
Sì
,
anche
il
neutro
che
tali
sono
uova
,
ginocchia
,
mura
,
lenzuola
ed
altri
.
[18]
È
quando
dichiamo
il
buono
,
l’
onesto
,
l’
utile
non
adoperiamo
forse
forme
neutre
?
[19]
Tale
situazione
è
un
prodotto
della
storia
e
non
è
possibile
prescindere
da
ciò
che
la
storia
ci
ha
dato
.
[20]
Intervenire
,
se
pure
qualcuno
ne
ha
l’
intenzione
,
non
pare
davvero
possibile
,
tanto
più
che
la
lingua
,
a
lungo
andare
,
si
vendica
.
[21]
Chi
ne
è
dei
voi
al
posto
del
lei
imposto
dal
fascismo
?
[22]
Nessuno
se
ne
ricorda
più
,
e
solo
le
regioni
che
già
aveva
il
voi
per
il
lei
(
Benedetto
Croce
,
usava
,
per
altro
il
voi
perché
proprio
da
quelle
regioni
veniva
)
lo
conservano
.
[23]
Il
voi
è
tramontato
là
dove
si
dava
in
segno
di
deferenza
,
ai
genitori
e
ai
nonni
,
per
un
naturale
mutare
dedl
costume
.
[24]
Ora
c’
è
un’
invasione
del
tu
ma
non
sappiamo
,
specie
nel
clima
degli
ultimi
anni
,
quanto
durerà
.
[25]
Vedremo
.
[26]
Insomma
non
è
con
le
strutture
grammaticali
e
del
vocabolario
che
si
difendono
i
giusti
diritti
delle
donne
.
[27]
Ci
sono
ben
altre
cose
da
fare
.
[28]
Né
sembrerà
segno
di
lodevole
parità
dei
sessi
quello
raggiunte
nelle
parolacce
in
cui
le
donne
sanno
superare
gli
uomini
sia
ripetendo
moduli
tramandati
sia
nel
coniare
nuove
colorite
espressioni
.
[29]
Tanto
è
vero
che
ogni
conquista
ha
i
suoi
inconvenienti
.
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