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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Gli aggettivi senza «piuttosto»
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
4
ottobre
1981
more header data
[1]
RICONOSCO
(
e
la
confessione
valga
a
facilitare
un'
eventuale
[2]
assoluzione
)
che
noi
linguisti
siamo
alquanto
esigenti
e
di
ca-
rattere
suscettibile
,
tanto
che
leggendo
,
per
esempio
,
su
un
quotidiano
che
nel
paese
di
Gombitelli
,
in
Lucchesia
,
si
par-
la
un
dialetto
gallico
,
ci
sentiamo
autorizzati
ad
intervenire
.
[3]
Il
gallico
era
,
tanto
per
intenderci
,
la
lingua
delle
popolazio-
ni
celtiche
sconfitte
da
Giulio
Cesare
,
irrimediabilmente
estin-
ta
.
[4]
Il
dialetto
di
Gombitelli
è
,
ínvece
,
come
si
dice
,
galloita-
lico
,
denominazione
che
comprende
i
dialetti
di
quell'
am-
plissima
area
dell'
Italia
settentrionale
in
cui
i
Galli
si
stan-
ziarono
per
molto
tempo
prima
che
ad
essi
si
sovrappones-
sero
,
introducendo
la
loro
lingua
,
i
Romani
.
[5]
La
precisione
del
linguaggio
,
anche
nelle
forme
divulgati-
ve
che
un
articolo
di
giornale
esige
,
è
una
delle
condizioni
fondamentali
per
difiondere
presso
il
pubblico
cognizioni
non
ambigue
.
[6]
È
ovvio
che
non
avrei
citato
«
gallico
›
›
e
«
gal-
loitalico
»
se
la
questíone
non
investisse
il
più
ampio
pro-
blema
della
divulgazione
scientifica
che
in
Italia
è
alquanto
carente
.
Noi
non
abbiamo
una
saggistica
scientifica
che
pos-
sa
stare
al
passo
con
quella
in
inglese
,
francese
e
tedesco
.
Si
verifica
così
,
anche
da
questo
punto
di
vista
,
il
perdurare
di
condizioni
che
l'
Ascoli
,
più
di
cento
anni
fa
,
chiaramen-
te
denunciava
:
l'
Italia
è
ricchissima
di
grandi
uomini
ma
è
incommensurabilmente
più
povera
della
Germania
e
della
Francia
per
quanto
riguarda
i
minori
che
dovrebbero
costi-
tuire
la
base
culturale
sulla
quale
i
grandi
si
formano
.
Ancora
oggi
non
possiamo
,
per
esempio
,
considerare
sod-
disfacente
l'
enorme
numero
di
traduzioní
di
saggi
e
saggiuo-
li
tradotti
da
lingue
straniere
mentre
opere
di
grande
im-
portanza
sono
trascurate
dagli
editori
.
Vi
è
,
inoltre
,
da
re-
stare
sbalorditi
da
abissi
di
ignoranza
o
di
cattiva
informa-
zione
di
quelli
che
avrebbero
il
compito
di
mediare
,
alla
te-
levisione
e
nei
giornali
,
la
cultura
,
per
diffonderla
in
strati
ampi
della
popolazione
.
Le
migliori
spie
di
tali
carenze
so-
no
piccolissime
cose
che
non
dovrebbero
però
essere
sotto-
valutate
.
È
sconsolante
aver
sentito
pronunziare
nell'
agosto
scorso
Spalàto
invece
di
Spàlato
,
la
città
dalmata
,
Comìso
invece
di
Còmiso
,
di
cui
pure
si
parla
tanto
per
i
missili
e
per
la
più
lieta
presenza
di
un
autore
come
Gesualdo
Bufalino
,
Galàti-
na
invece
di
Galatìna
,
la
bella
cittadina
pugliese
.
Quando
per
la
prima
volta
sentii
Spalàto
in
televisione
,
scrissi
all'
annunciatore
che
mi
rispose
con
gentilezza
addu-
cendo
a
scusa
la
fretta
di
trovarsi
improvvisamente
di
fron-
te
a
testi
che
possono
indurre
in
errore
.
Ammirai
la
garba-
tezza
dello
scritto
ma
ora
,
trattandosi
di
altra
persona
ho
paura
che
Spalàto
,
che
sarà
bene
lasciare
alla
sua
funzione
di
participio
passato
del
verbo
spalare
,
si
diffonda
troppo
,
cosa
che
,
davvero
,
non
sarebbe
del
tutto
commendevole
.
Un
altro
esempio
di
stranezza
espressiva
trovo
in
uno
scrit-
tore
che
usa
un
piuttosto
esausto
,
che
fa
un
certo
effetto
.
Al
lettore
comune
esausto
pare
uno
di
quegli
aggettivi
che
non
ammettono
gradazioni
o
comparazione
come
immenso
,
trian-
golare
,
ministeriale
,
ligneo
o
isolano
.
Se
uno
è
esausto
è
esau-
sto
e
basta
,
altrimenti
c’
è
il
pericolo
di
dover
ricordare
quel
divertente
episodio
che
si
racconta
in
Toscana
riguardante
un
uomo
di
non
grande
dimestichezza
col
vocabolario
che
,
recatosi
anni
fa
a
Firenze
per
vedere
il
monumento
a
Vitto-
rio
Emanuele
di
recente
inaugurato
,
si
senti
domandare
se
quel
monumento
era
equestre
.
Lo
sprovveduto
,
ignaro
del
significato
di
equestre
,
rispose
:
«
Per
bella
è
bello
,
ma
,
quan-
to
a
equestre
,
è
così
così
›
›
.
In
questo
quadro
va
visto
l'
episodio
raccontato
da
Ore-
ste
del
Buono
su
«
Tuttolibri
›
›
.
Durante
la
telecronaca
sul
primo
canale
televisivo
della
presentazione
dei
finalisti
,
uno
di
loro
rispose
ad
una
domanda
dell'
intervistatore
:
«
I
mo-
menti
erotici
del
mio
libro
sono
discussi
,
alcuni
li
trovano
i
più
migliori
,
altri
.
.
.
›
›
Del
Buono
,
come
egli
dice
,
colpito
al
cuore
(
anzi
,
spiritosamente
,
al
quore
)
si
senti
tentato
di
dare
un
voto
a
quel
finalista
(
supponiamo
non
di
sufficienza
)
an-
che
se
nelle
scuole
i
voti
sono
aboliti
o
quasi
.
Aveva
ragione
,
anche
se
popolarmente
in
Toscana
il
più
migliore
si
sente
frequentemente
,
a
continuazione
di
quegli
aggettivi
del
tipo
«
molto
bellissima
›
›
che
si
leggono
in
autori
del
Trecento
,
sicu-
[7]
ro
segno
che
certi
superlativi
non
erano
più
seniti
come
tali
,
corrosi
dal
troppo
uso
che
se
ne
faceva
parlando
,
tanto
da
dare
origine
a
superlativi
di
superlativi
.
[8]
BolLS041081
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