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Più nobili i soldi dello sponsor

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 29 gennaio 1982


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Un illustre scienziato mi ha chiesto di intervenire contro il verbo sponsorizzare ed il sostantivo sponsorizzazione, di cui egli dava, non senza ragione, i sostituti patrocinare e patrocinio.
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Già mi sono occupato della cosa e perciò non ne ho finora parlato in questa rubrica nell'intento di non ripetermi, sia pure a distanza.
[3]
Ma le mie osservazioni sono sepolte, sia pure onorevolmente, in un libro non molto' diffuso e perciò riprendo la questione.
[4]
La storia della parola, ora che si «sponsorizza» tutto, compreso, a quanto si sente dire, grandi ed importanti mostre d'arte e non più soltanto corridori ciclisti che portano sulla maglia o sul berretto nomi di celebri ditte o piloti da corsa automobilistica tappezzali di targhe e larghette come arlecchini, parte da origini nobili e degrada fino al significato odierno attraverso una vicenda che ha in qualcosa di triste.
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L'origine è latina, in cui sponsor significa «garante».
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Nei latino cristiano la voce indicò il «padrino» di uno di recente convertito e cioè di un neofita.
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Ma non si creda che in italiano sponsorizzare sia entrato direttamente dal latino.
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Come altre voci (e basti citare per tutte costituzionale e costituzionalismo) è stata tratta da una voce inglese, sponsor, che è la trascrizione della parola latina coi suoi significati originari ed in più col valore, espresso da un dizionario americano, di «persona o ditta che finanzia è compra il tempo per diffondere un programma radiofonico o televisivo per fare pubblicità ad un prodotto, ad un partito politico ecc. In quell'eccetera può essere contenuto tutto ma quei verbi «finanziare» e comprare (il tempo)» sono indicativi dell'indole, per cosi dire, mercantile della parola nella sua accezione odierna.
[9]
Ve l'immaginate Niki Lauda se si dicesse sulla sua stessa maglia che è finanziato da una o più ditte?
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Per nascondere il fatto brutale del denaro c'è una nobile parola latina, sponsor da cui sponsorizzare.
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Dunque entra in ballo un procedimento eufemistico.
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Ma c'è di più.
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Patrocinare sarebbe molto bello ma è al pelo opposto, quello dell'estraneità al denaro, a meno che non si tratti di cause legali nel qual caso il denaro entra, e come ma per una prestazione professionale e non per un fine di pubblicità.
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Se il Presidente della Repubblica il patrocinio od offre il patronato ad una impresa umanitaria o ad un premio, lo fa per riconoscere, in modo disinteressato, gli alti meriti di quell'impresa o di quel premio.
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Il patrocinio non implica il denaro, finanziare si, sponsorizzare tenta di velarlo pudicamente.
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Non si creda che io voglia difendere sponsorizzare e sponsorizzazione che non mi piacciono affatto, cacofonici e pesanti come sono, tanto più che non risolvono il problema dello sponsor, che a nessuno è ancora venuto in mente di chiamare sponsore.
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Sulla sponsorizzazione si sono scritti recentemente articoli su articoli.
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Pare che ora nessuno possa farne a meno e si discute sulla possibilità che il maestro Abbado porti sulla marsina una bella sigla di prodotto industriale, che gli artisti della Scala rechino un improbabile berrettino di una ditta finanziatrice; si è mancato di parlare dei Guerrieri di Rlace mandati per il mondo con un cartello: «Bevete...» (che cosa, non voglio dire perché tulli avranno capilo e non voglio passare per sponsorizzato» anch'io).
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E" un fatto che senso della misura, buon gusto e, stavo per aggiungere, pudore non sono di moda e la sfrontatezza e la protervia non conoscono limiti, anche se nella realtà non siamo giunti ad un cosi alto gradò di sfacciataggine.
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Ora, per dire tutto, non ci sarebbe nulla di male se certe imprese come quella di far girare per il mondo una celebre orchestra o quella di render possibili restauri di monumenti fossero fatte col denaro di aziende ctie vogliono far conoscere ad un pubblico sempre più vasto i loro prodotti.
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Ma che ci sia, per favore, un po' di elegante ritegno, quello, insomma, che non c'è stato nell'introdurre sponsorizzare e sponsorizzazione, ancora assenti nel principali vocabolari della lingua italiana eccetto uno, compendio aggiornato di uno maggiore, che riporta sponsor come termine inglese definito «industriale o industria che finanzia l'attività sportiva di un singolo atleta o di una squadra in cambio di pubblicità», col relativo verbo sponsorizzare.
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Tutti gli altri passano da sponso, voce antiquata per sposo, a spontanamente, antiquato per «spontaneamente., saltando le voci di cui ci siamo occupati. Come si vede, anche 11 vocabolario che riporta i due termini non è al passo col tempi perché ti finanziamento si è esteso al di dell'attività puramente sportiva.
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Tristano Bolelli

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