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Babele in Sicilia

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 2 novembre 1985


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In una regione italiana ci sono centinaia di persone che formano una rete fittissima di ricercatori che lavorano a un vocabolario dialettale di dimensioni gigantesche.
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Questa regione è la Sicilia e il coordinatore di tutta l’opera è Giovanni Tropea.
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La particolare situazione linguistico-culturale della Sicilia non ha bisogno di essere illustrata.
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La scuola poetica siciliana che, all’origine della nostra letteratura contemporanea di quella grande figura che fu il Federico II (morto nel 1250), compose poesie di ispirazione provenzale sulla donna e sull’amore, ma non mancò neppure in certi poeti di tratti veristici di grande rilievo (e basterà ricordare gli ultimi versi del componimento di Rosa fresca aulentissima di Cielo d’Alcamo con l’invito a un amore niente affatto platonico), precedette ogni altro movimento poetico italiano e fu, per così dire, assorbita da un’accorta opera di versione da parte di traduttori toscani venendo a costituire un immediato precedente di un’altra tradizione, quella del Dolce stil nuovo che ebbe fra i suoi componenti addirittura Dante Alighieri.
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Ebbene, Giovanni Tropea, sulle orme del suo maestro Giorgio Piccitto, a cura del quale uscì un primo volume del Vocabolario Siciliano nel 1977, comprendente le lettere A-E, di pagine 973, pubblica ora un secondo volume comprendente le lettere F-M, di pagine 938.
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Poiché Picciotto morì nel 1972, è chiaro che anche per quanto riguarda il primo volume Tropea ha lavorato con molta assiduità per raccogliere i dati sia personalmente sia ordinando quelli forniti dalla fittissima rete di collaboratori di cui abbiamo fatto menzioni.
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Ci vorranno ancora due volumi come questi perché l’impresa sia compiuta, ma fin da ora possiamo dire che la Sicilia possiede un tesoro dialettale imponente, che la pone in testa a tutte le altre regioni italiane.
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Chi sa quanto sia difficile trovare fondi in Italia per imprese culturali non effimere (per queste ultime pare che i quattrini si trovino, o almeno si siano finora trovati, più agevolmente) considererà con rispetto l’intervento del Consiglio nazionale delle ricerche e della Regione siciliana per aver messo a disposizione del Centro studi di filologici e linguistici siciliani, benemerito di imprese culturali di rilievo e di questo stesso Vocabolario, i denari necessari.
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Il Vocabolario siciliano non è un semplice elenco di voci.
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Per tutte le parole sono date le località dove esse si trovano in modo che nella varietà delle parlate isolane si possa istituire un reticolo di corrispondenze che già costituiscono una sicura premessa di un atlante linguistico.
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L’unico rammarico (ma non si può pretendere tutto) è l’assenza delle etimologie che avrebbero, tuttavia, comportato un supplemento di lavoro di varie decine di anni.
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Così com’è, l’opera monumentale sarà certamente all’origine di lavori etimologici uno dei quali, quello di Gerolamo Caracausi, Arabismi medievali in Sicilia, è uscito nel 1938, ed altri se ne annunciano.
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Se si pensa che la Sicilia, in una continuità storica che ha del prodigioso, ha visto succedersi sul suo suolo tante civiltà come la greca, la romana, la germanica, la bizzantina, l’araba, la normanna, la sceva, l’angioina, l’aragonese, la spagnola, fino a più recenti esperienze del dominio dei Savoia, degli Asburgo d’Austria, dei Borboni e all’unità col resto d’Italia, e se si riflette che, come nell’arte, così nel vocabolario tali vicende si riscontrano puntualmente, ci si accorge che l’opera lessicografica condotta da Tropea ah un valore che va ben al di di un puro valore provinciale.
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A titolo puramente esemplificativo, ecco un campione della stratigrafia del vocabolario siciliano: parola greva è grasta o rasta per «vaso di terra per i fiori»; di origine greca è anche !!!!abustasi!!!!
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«facchino», presente anche in altre varietà italiane compreso l’italiano antico bastagio; nebba «giuggiola» è d’origine araba, come magara; cocattarì «comprare» riflette il normanno acater e ILLEGGIBILE «giovenca».
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Il francese genisse; vandali «grembiale» è spagnolo (avantal) e così via per migliaia di esempi.
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Ogni strato di storia è dunque rappresentato in parole rimaste ancor oggi vive.
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La varietà della storia comporta spessore di civiltà.
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Su questo complesso valore, veramente unico, del siciliano, si fonda l’interesse, anche civile, di un’opera tanto ricca e complessa.

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