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Maarten Janssen, 2014-
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Il dialetto soccorre l’autore
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
2
ottobre
1980
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[1]
Sono
due
le
strade
principali
seguite
da
autori
moderni
per
arricchire
e
rinnovare
il
loro
vocabolario
:
l'
uso
di
parole
e
di
locuzioni
dialettali
e
la
creazione
di
forme
nuove
,
dove
,
però
,
qualche
volta
si
cela
il
reimpiego
,
cosciente
o
no
,
di
voci
arcaiche
,
ormai
dimenticate
dall'
uso
corrente
.
[2]
Vediamo
qualche
esempio
.
[3]
Il
primo
è
tratto
a
caso
dal
lungo
racconto
Pomo
pero
di
Luigi
Meneghello
,
che
contiene
anche
intere
frasi
in
puro
dialetto
.
[4]
A
p
.
[5]
35
si
legge
:
«
Chi
sono
dunque
i
fascisti
?
Quelli
che
hanno
capito
per
primi
la
natura
di
questo
bàgolo
e
lo
hanno
portato
qui
»
.
[6]
La
parola
dialettale
bàgolo
figura
nel
Vocabolario
di
Zingarelli
col
significato
di
«
mirtillo
»
,
insieme
con
bàgola
«
ciancia
,
fandonia
»
e
con
bagolone
«
chiacchierone
,
fanfarone
»
;
ma
,
nel
passo
di
Meneghello
che
abbiamo
citato
,
il
valore
della
voce
è
evidentemente
diverso
e
per
trovarne
la
chiave
dobbiamo
ricorrere
ad
una
nota
dell'
Autore
in
fondo
al
volume
,
in
cui
si
legge
:
«
C
'
entreranno
il
far
'
baie
e
beffe'
,
il
'
passatempo'
e
il
'
sollazzo'
che
registra
il
Boerio
;
ma
vuol
dire
anche
'
faccenda
non
immediatamente
perspicua'
»
.
[7]
Cos'
è
il
Boerio
?
[8]
Si
tratta
dell'
importante
Dizionario
del
dialetto
veneziano
di
G
.
[9]
Boerio
pubblicato
nel
1829
e
,
in
seconda
edizione
,
nel
1859
.
[10]
È
una
di
quelle
opere
che
,
particolarmente
nell'
Ottocento
,
si
proponevano
di
porre
accanto
alle
parole
dialettali
quelle
dell'
italiano
letterario
,
per
lo
più
voci
della
Crusca
,
con
l’
intenzione
di
offrire
a
tutti
gli
italiani
,
avviati
all'
unità
,
parole
di
lingua
.
[11]
Ebbene
,
il
rinvio
dell'
Autore
al
Boerio
ha
un
significato
che
non
possiamo
trascurare
perché
indica
la
sua
volontà
di
chiarire
al
lettore
il
significato
di
una
voce
che
pure
gli
era
venuta
naturale
.
[12]
In
verità
,
Meneghello
è
fortemente
caratterizzato
dall'
uso
dialettale
Veneto
e
particolarmente
vicentino
e
spesso
vien
voglia
,
leggendolo
,
di
tenere
a
portata
di
mano
il
Boerio
o
qualche
altro
dizionario
delle
parlate
venete
.
[13]
Ma
bisogna
aggiungere
,
per
bàgolo
e
bàgola
,
che
anche
in
altri
dialetti
si
trova
conferma
della
voce
,
tanto
è
vero
che
in
vocabolari
parmigiani
leggiamo
bagolàrsla
che
significa
«
spassarsela
,
godersela
»
.
[14]
Prendiamo
ora
un
paio
di
casi
dal
romanzo
I
l
m
andra
golo
di
Luigi
Santucci
.
[15]
Il
primo
è
dato
dall'
uso
del
verbo
sgurare
che
,
nei
dialetti
settentrionali
,
significa
«
strofinare
per
pulire
,
per
lucidare
»
e
anche
«
sfruconare
,
stasare
»
:
e
in
questo
secondo
significato
è
usato
dall'
Autore
.
[16]
Si
tratta
di
elemento
assolutamente
dialettale
,
caso
comune
nell'
opera
di
Santucci
.
[17]
L'
altro
sta
a
metà
strada
fra
il
dialettismo
e
l'
arcaismo
.
[18]
Altrove
,
infatti
,
si
legge
:
«
Mucchi
di
biancheria
lavati
di
prescia
»
.
[19]
Questo
di
prescia
vuol
dire
«
in
fretta
»
ed
è
dialettale
(
c'
è
,
per
esempio
,
in
romanesco
)
ma
è
riportato
dai
vocabolari
della
lingua
italiana
come
arcaismo
.
[20]
Figura
,
infatti
,
in
autori
del
Cinquecento
come
il
Firenzuola
e
il
Della
Casa
.
[21]
Si
tratta
,
però
,
non
tanto
di
riesumazione
quanto
di
una
voce
tratta
dal
dialetto
.
[22]
Un
caso
simile
è
offerto
da
Leonardo
Sciascia
che
in
Nero
su
nero
,
pare
recuperare
,
in
coppia
matrimoniata
,
una
voce
antica
,
il
verbo
matrimo
niare
,
dato
dai
vocabolari
come
non
più
usato
.
[23]
Ma
anche
qui
si
può
dire
che
Sciascia
ha
impiegato
l'
espressione
senza
bisogno
di
riesumare
una
formula
arcaica
,
tante
sono
le
sue
capacità
espressive
.
[24]
Ci
sono
,
però
,
dei
casi
,
per
così
dire
,
sicuri
in
cui
gli
autori
creano
senz'
altro
,
su
elementi
esistenti
,
vocaboli
nuovi
che
non
hanno
riscontro
in
nessuna
voce
arcaica
.
[25]
Quando
Lorenzo
Viani
,
in
un
suo
libro
di
ricordi
parigini
,
scrive
che
tutti
,
anche
le
cose
,
prima
che
egli
andasse
in
Francia
,
gli
chiedevano
con
stupore
:
«
E
tu
vai
ad
aberintarti
a
Parigi
?
»
,
usa
un
verbo
,
aberintare
,
che
non
risulta
esistente
(
ho
consultato
varie
fonti
,
anche
orali
)
né
a
Viareggio
né
in
Versilia
.
[26]
Possiamo
dunque
dire
che
è
stato
Viani
a
formare
la
voce
,
la
cui
origine
sembra
da
spiegare
così
:
viene
da
aberinto
,
che
è
poi
un
dialettale
laberinto
(
per
l
abirinto
)
con
una
l
che
si
è
staccata
perché
presa
per
l'
articolo
e
perciò
aberintarsi
vuol
dire
«
perdersi
in
un
labirinto
»
e
rende
molto
bene
l'
idea
dello
smarrimento
di
un
povero
provinciale
a
Parigi
.
[27]
Tristano
Bolelli
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