Sentence view

Democratico in camicia di forza

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 01 settembre 1984
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column5-9


[1]
È frequente nel linguaggio di ogni giorno l’abuso di voci che finiscono per dire tutto e nulla nello stesso tempo e che, pur essendo nate con precise connotazioni, sono imposte come delle camicie di forza, a realtà e a situazioni molto diverse.
[2]
Si prenda l’aggettivo democratico, il cui valore denotativo si è quasi cancellato.
[3]
Se si pensa a che cosa vuol dire democratico se adoperato da Reagan o da Cernenko, si deve concludere che i due significati finiscono per elidersi in quanto sono opposti fra di loro ed è, questa, causa non ultima di insanabili incomprensioni che possono influire sui destini del mondo.
[4]
Che l’aggettivo potesse avere una sorte non del tutto lineare mi fu palese quando, essendo ragazzo, sentii dire di un signore che era molto democratico per il fatto che era gentile con tutti: e tale significato è registrato nei vocabolari.
[5]
Evidentemente l’aggettivo opposto, aristocratico, aveva assunto, almeno in certi casi, una connotazione di distacco superbo, di incapacità o di non volontà di aver a che fare con gli altri: implicava, cioè, l’atteggiamento di chi si estrania dal prossimo per albagia o arroganza.
[6]
In politica democratico ha finito, nell’uso quotidiano, col perdere molto del suo valore perché anche prescindendo dal diversissimo significato che nei due blocchi contrapposti può avere, l’abuso che se ne fa ha cacciato l’aggettivo in un vicolo cieco dove vive di vita stenta e con poca luce.
[7]
Si pensi a solidarietà democratica, a coalizione democratica, a stato di necessità democratica, a ordine democratico, a scelte democratiche, a alternativa democratica, a impegno democratico, a programma democratico, a delimitazione democratica e a tante altre espressioni in cui democratico è impiegato da gente di ogni partito con un valore così ripetitivo, pallido o evanescente che in qualche caso lo rende superfluo.
[8]
L’abuso è tanto più spiacevole in quanto l’indicazione di una scelta fatta dal nostro Pese che, rinunciando al totalitarismo, aveva abbracciato, secondo il dettato costituzionale, la via della democrazia come opposizione alla dittatura, e aveva originariamente usato il termine nel suo vero significato.
[9]
Ma anche in quell’occasione sull’aggettivo democratico e, come è ovvio, sul sostantivo democrazia, convergevano opinioni molto diverse; tanto diverse che si andava da un concetto comunistico ad uno liberale, passando attraverso molte sfumature sul modo di interpretare un concetto così fondamentale.
[10]
Ciò è tanto vero che certi Stati hanno aggiunto a democratico un altro aggettivo, popolare, per precisare meglio la loro essenza.
[11]
Dall’altra parte non è mancata la specificazione di liberale fino a far sorgere il termine liberaldemocratico.
[12]
Stretto in una camicia di forza è anche il termine socialismo, che si presenta anch’esso, senza specificazioni o con la precisazione di democratico, quasi ad indicare l’altro democratico non sarebbe, con cruccio di chi professa il socialismo senza aggettivi e si sente lo stesso democratico.
[13]
Ma un’altra specificazione può portare ad una caratterizzazione opposta, come in Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) in cui su socialista prevale sovietico, dando ancora una volta al termine socialismo una connotazione restrittiva così come appare evidente l’altra specificazione insita in liberalsocialismo, la dottrina politica che riconduce al socialismo liberale di Carlo Rosselli basato sulla inscindibilità delle esigenze dalla libertà politica e della giustizia sociale, fondamento del Partito d’Azione, sciolto nel 1947.
[14]
Ma, a parole, chi oserebbe proclamarsi nemico del binomio giustizia e libertà, che costituì il movimento dal quale sorse il Partito d’Azione? credo nessuno, salvo, eventualmente, comportarsi in modo non del tutto fedele al principio.
[15]
Dopo tanto vagare su termini di grande uso e affetti da grande proliferazione, viene in mente Galileo secondo il quale «I nomi e gli attributi si devono accomodare all’essenza delle cose, e non l’essenza ai nomi, perché prima furono le cose, poi nomi».
[16]
Egli si riferiva a questioni che non erano propriamente politiche ma avevano attinenza alla filosofia aristotelica dominante; ma come negare a parole così memorande un significato più generale?
[17]
Tristano Bolelli

Text viewParagraph view