Paragraph view

Ciliegie, shock e bambine ventenni

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 01 settembre 1982


[1]

Un equivoco nel quale si incorre frequentemente nella scrittura è il plurale delle voci che terminano in -cia e -gia con i non accentato. C’è chi scrive, anche in testi letterari, ciliege invece di ciliegie, camice invece di camicie. Alcuni vocabolari (lo Zingarelli, il Garzanti) ammettono le due forme: altri (il Palazzi-Folena, il De Felice-Duro) dànno come forma unica camicie e ciliegie. Il Devoto-Oli, nella revisione di Satta e Magini, camicie, ma sia ciliegie che ciliege, ponendosi così a metà strada. Anche se, personalmente, sono dell’avviso del Palazzi-Folena e del De Felice-Duro, non posso naturalmente fare a meno di domandarmi le ragioni di quello che potremmo chiamare permissivismo grafico degli altri (dettato, tuttavia, da uso altrui, in quanto il vocabolario registra e non si permette di creare).

[2]

In considerazione dell’identica pronuncia italiana di camicie e camice, di ciliegie e ciliege la norma e puramente grafica e non fonetica. Nelle vecchie grammatiche si sosteneva che il plurale delle voci in -cia e -gia dovesse tener conto della presenza o dell’assenza di consonanti nella sillaba in questione: se c’è una consonante prima del c o del g, il plurale è senza i (come in mance, plurale di mancia, lance plurale di lancia, tracce plurale di traccia mentre la i resta se non vi sono altre consonanti (ferocie, plurale di ferocia, fiducie plurale di fiducia ecc.). C’è, però, una voce ribelle ed è qui, probabilmente da cercare l’origine di quello che abbiamo chiamato permissivismo grafico: provincia, il cui plurale è province (e così indicano il Palazzi-Folena ed il De Felice-Duro) secondo la norma che abbiamo indicato, ma che presenta anche la forma grafica provincie, ampiamente usata anche da autorevoli opere di consultazioni. Si ripete, in questo caso, l’atteggiamento dei vocabolari da noi notato per le altre voci. A giustificare la grafia provincie, fu fatto notare che la i non è una pura grafia ma è un’eredità dal latino che aveva la parola provincia col plurale provinciae.

[3]

Una lettrice mi scrive per condannare l’aggettivo di origine francese eclatante per «strepitoso», «squillante» ecc. Ha senz’altro ragione, perché si tratta di voce assolutamente inutile. Dice, poi la lettrice, che non è convinta da choccato, derivazioni dall’inglese shock, voce legata in gran parte alla fortuna (se così si può dire) dell’elettoshock, con cui si indica la scarica di corrente elettrica usata per la terapia di alcune malattie della psiche.

[4]

Un altro quesito che mi viene posto è quello a proposito di bimba, bambina, usato per indicare una ragazzina quattordicenne o quindicenne. La lettrice scrive di aver letto bimba a proposito del delitto di cui è stata vittima Patrizia Esposito ed aggiunge che è possibile capire che un genitore usi bambino o bambina per un figlio o una figlia anche ventenne ma che tale uso dovrebbe essere considerato non corretto per un cronista che parla di persona estranea. Ebbene, se la lettrice vivesse in Toscana sentirebbe mamme ottantenni chiamare la mia bimba o il mio bimbo figli di cinquanta e più anni e giovanotti chiamare bimba la fidanzata anche al di sopra dei quindici anni; quanto all’uso che della parola fa il cronista, vorrei ricordare che l’efferatezza del delitto e la pietà che ha suscitato in tutti giustificano che la povera vittima di quattordici-quindici anni possa essere stata chiamata bimba. Emotivamente, una parola può assumere valori molto diversi da quelli letterali.

[5]

Un altro lettore mi segnala, tra l’altro, l’escalazione della battaglia presso le Isole Malvine da lui udita ad un Giornale-Radio. Che dire? I vocabolari più recenti portano solo il termine inglese escalation, nudo e crudo. Potremmo dire, scherzando, che ora che si è avuta la descalazione delle ostilità, non si sentirà più parlare di escalazione, ma escalation ha conquistato perfino un posto nel vocabolario, tanto è ormai frequente parlare di conflitti, guerre, ostilità. L’unico modo per combattere la parola è di non usarla, anche se la cosa non verrà per questo esorcizzata, purtroppo. Per quanto riguarda posso dare una ferma assicurazione.

[6]

Tristano Bolelli


Text view