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Situazione... fluida

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 31 agosto 1950
NewspaperNuova Stampa Sera
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column6-7


[1]
C'è se non proprio da ridere da benevolmente sorridere quando si vede la lingua nostra presentarsi, pur essa benevolmente, a fornire le parole e le frasi che attenuano, velano, rendono meno ostico un pensiero che, espresso crudamente, riuscirebbe sgradevole.
[2]
Le parole che dicono lo stesso di altre, ma in modo meno urtante, smussando le asperità, fan pensare al rivestimento dolciastro di certe pasticche disgustose, o al licore del quale porgiamo aspersi gli orli della tazza contenente succhi amari all'egro fanciullo, di cui parla il Tasso nell'introduzione al suo poema.
[3]
Si chiamano, queste espressioni cortesi, eufemismi cioè cose dette bene come quando, per esempio, invece di dire che il tale è morto, o ha tirato le cuoia, o è crepato, diciamo che è volato al Cielo, che è passato a miglior vita, che è andato a ricevere il premio delle sue virtù.
[4]
Son dette antifrasi se la parola o frase viene usata con significato opposto a quello esatto e consueto come quando diciamo benedetto l'uomo che di tutto cuore malediciamo.
[5]
Son dette infine litote se stese in forma negativa anziché positiva: ad esempio non bello in luogo di brutto, non tanto intelligente invece di cretino.
[6]
Se in famiglia c'è un povero ragazzo al quale natura matrigna negò il bene dell'intelletto, nessuno dei suoi familiari lo riconosce scemo: lo dice soltanto «ritardatario», «in fase di sviluppo».
[7]
Se è gobbo o zoppo o guercio, «ha una lieve imperfezione fisica».
[8]
Il pazzo, se di condizione elevata, è «un po' malato di mente»; il luogo ove lo si cura non è un manicomio che dite mai?
[9]
bensì una «Casa di salute».
[10]
La signora Veronica non è «vecchia», e chi osa dire tale eresia?
[11]
«Non è più tanto giovane»: ecco tutto.
[12]
E la donna che fa lo stesso lavoro di quella «del marciapiede» con un ricco o artista o uomo politico o principe, diventa l'amica, l'ispiratrice, la favorita, la diva.
[13]
Si sa che il pugnale con cui si dava il colpo di grazia (quanta grazia!) ai condannati dall'Inquisizione portava il pietoso titolo di misericordia.
[14]
E quegli arnesi che si serrano ai polsi di un arrestato chiamansi manette; Il Manzoni, quando narra che i birri li legarono ai polsi di Renzo, dice che quegli ordigni «per quell'ipocrita figura d'eufemismo» erano detti manichini.
[15]
Non si può infatti sostenere che in questi modi di dire c'entri dell'ipocrisia.
[16]
Più volte, in Piemonte, abbiamo sentito chiamare medicina per i topi quell'intruglio di veleni che li fa crepare.
[17]
Che portento di medicina!
[18]
Ma i più ameni giochi di parole del genere son quelli che si riferiscono alle operazioni militari, quelli distillati dai bollettini di guerra quando e dove la guerra infuria.
[19]
Avete mai letto un bollettino il quale dica onestamente: «Siamo battuti. Il nemico avanza?».
[20]
No, mai.
[21]
«Le nostre truppe hanno pugnato eroicamente rafforzandosi su posizioni migliori» - «Si è fatta una rettifica del fronte» - «Il comando ha disposto un ripiegamento per assicurare il successo finale».
[22]
E così via.
[23]
Ormai tutti sanno che cos'è una ritirata strategica e che cosa vuol dire situazione fluida, mirabile espressione fluida anch'essa, piena d'incognite e di mistero.
[24]
meno grazioso è il ripiegamento previsto.
[25]
Ricordate quel tale che, caduto sconciamente, fra le matte risate dei presenti, dal giumento sul quale caracollava con le pose d'un conquistatore, disse rialzandosi: «Tanto volevo scendere»?
[26]
Era anche quello un movimento previsto.
[27]
e. c. m.

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