Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Il linguaggio infantile
Language column
Noterelle di lingua
Author
Euclide Carlo Milano
Date
30
luglio
1952
more header data
[1]
La
prima
sillaba
che
il
bimbo
,
dianzi
infante
(
il
qual
termine
,
etimologicamente
,
significa
non
parlante
)
pronuncia
fra
le
lacrime
di
gioia
dei
familiari
prima
ancora
che
scocchi
l'
anno
da
che
venne
al
mondo
,
il
primo
suono
articolato
che
sboccia
dalle
sue
rosee
piccole
labbra
simili
ai
petali
d'
un
fiore
,
è
la
sillaba
ma
,
che
,
istintivamente
ripetuta
,
è
,
dai
tempi
di
Adamo
ed
Eva
,
la
parola
più
bella
più
cara
più
sacra
,
che
non
appartiene
a
questa
o
a
quella
lingua
ma
a
tutti
gli
idiomi
della
Terra
,
che
suona
tanto
nella
reggia
o
nel
palazzo
fastoso
quanto
nella
povera
capanna
montana
o
nella
squallida
soffitta
,
nel
tucul
del
negro
o
nell'
igloo
dell'
esquimese
:
la
parola
mamma
.
[2]
Segue
,
a
breve
distanza
,
un'
altra
sillaba
ove
,
con
la
a
,
che
è
la
più
facile
ed
ovvia
delle
vocali
,
suona
la
labiale
p
,
cioè
la
sillaba
pa
,
donde
papà
e
pappa
,
le
parole
atte
a
indicare
chi
provvede
l'
alimento
e
l'
alimento
stesso
susseguente
al
latte
materno
.
[3]
Il
quale
latte
materno
e
fornito
dalle
mamme
o
mammelle
,
nomi
nei
quali
ritorna
la
sillaba
ma
or
ora
accennata
.
[4]
Dopo
queste
prime
parole
il
bimbo
o
la
bimba
passa
,
via
via
,
farfugliando
e
cianciugliando
,
a
pronunciarne
e
apprenderne
dell'
altre
.
[5]
E'
il
linguaggio
infantile
,
oggetto
di
studio
da
parte
di
filologi
insigni
(
Grammont
,
Delacroix
,
Jerpersen
,
Lombroso
,
ecc
.
)
che
li
dichiarano
interessanti
sotto
i
vari
aspetti
glottologico
,
fisiologico
,
psicologico
,
e
ne
rilevano
le
qualità
onomatopeiche
e
fonosimboliche
atte
a
renderne
facile
l'
apprendimento
e
il
ricordo
.
[6]
Le
prime
consonanti
ivi
annesse
all'
una
o
all'
altra
delle
vocali
sono
le
labiali
,
come
la
m
,
la
b
e
la
p
,
poi
le
dentali
,
come
la
n
,
la
d
e
la
t
,
la
r
e
la
l
,
quindi
le
palatali
,
ultime
le
gutturali
.
[7]
Nascono
così
i
termini
pipi
,
che
,
pronunciato
come
una
parola
plana
,
significa
uccellino
,
di
cui
imita
il
pigolio
,
ma
quando
è
fatto
tronco
,
cioè
pipì
,
vuol
dire
tutt'
altro
,
come
nessuno
ignora
perché
l'
uso
se
ne
protrae
anche
fra
i
grandi
;
poi
bubù
,
che
vale
a
indicare
sofferenza
,
dolore
fisico
;
bun
,
tun-tun
,
pun
,
imitanti
i
vari
suoni
,
colpi
,
rumori
;
tut
ù
,
che
è
il
suono
della
trombetta
,
mao
o
mignu
,
che
è
il
gatto
,
totò
o
bobò
che
vuol
dire
cane
,
pit
a
o
pipina
,
che
vuol
dire
gallina
.
[8]
Il
babà
è
qualunque
uomo
che
non
sia
il
papà
,
nen
a
o
mena
e
poi
magna
è
una
qualsiasi
donna
che
non
sia
la
mamma
;
t
e
ta
la
fanciullina
e
tato
il
fanciullino
;
bigi
n
il
bacio
,
tata
e
poi
cara
la
carezza
.
[9]
Fare
an
è
mangiare
,
fare
bu
è
bere
,
fare
uppa
è
alzarsi
,
fare
tun
è
cadere
,
fare
nana
o
nanna
è
mettersi
a
dormire
,
andare
n'
tan
è
andare
lontano
,
andare
a
passeggio
.
[10]
Queste
forme
quasi
informi
e
rudimentali
sono
del
dialetto
piemontese
:
in
altri
dialetti
hanno
naturalmente
inflessioni
diverse
e
qualche
variante
.
[11]
Ma
ci
sono
anche
voci
infantili
che
si
possono
dire
universali
perché
,
come
il
bel
nome
mamma
,
si
sentono
dappertutto
:
tali
il
tic-tac
che
indica
l'
orologio
e
il
din-di
n
che
indica
il
campanello
,
quest'
ultimo
menzionato
anche
dal
sommo
poeta
nostro
là
ove
designa
l'
età
del
bambino
come
quella
in
cui
l'
uomo
dice
pappa
e
dindi
.
[12]
Ma
lo
stesso
Dante
,
in
altro
passo
del
suo
poema
,
accennando
al
linguaggio
infantile
,
dice
cosa
molto
sensata
e
molto
esatta
chiamandolo
«
l'
Idioma
—
che
prima
i
padri
e
le
madri
trastulla
»
.
[13]
Ecco
una
grande
verità
,
che
,
secondo
noi
,
toglie
a
tale
idioma
molta
parte
dell'
importanza
attribuitagli
dai
filologi
.
[14]
Esso
non
nasce
spontaneo
,
non
è
foggiato
dal
bimbo
per
suo
impulso
ad
imitare
i
suoni
che
sente
intorno
a
sé
:
è
fatto
,
quasi
tutto
,
dai
congiunti
,
in
ispecie
dai
genitori
,
che
si
divertono
un
mondo
a
inventare
—
anzi
a
ripetere
da
generazioni
e
generazioni
—
vari
pipi
e
popò
,
pupù
e
pep
é
e
tata
e
tota
,
felici
fino
al
delirio
quando
il
putto
,
a
forza
di
vedere
le
loro
bocche
pronunciar
queste
voci
e
di
sentirsene
rintronar
gli
orecchi
,
le
pronuncia
e
impara
anche
lui
.
[15]
È
così
che
si
eterna
,
fra
esplosioni
di
affetto
misto
alle
moine
e
smancerie
e
leziosaggini
dei
circostanti
tornati
pur
essi
bambini
,
il
linguaggio
dei
pargoli
,
sul
quale
la
scienza
filologica
,
a
nostro
modesto
parere
,
perde
alquanto
il
suo
tempo
.
[16]
e
.
c
.
m
.
Text view
•
Paragraph view