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Forme indigeste

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 29 settembre 1949
NewspaperNuova Stampa Sera
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-6


[1]
Nella coniugazione dei verbi vien fatto di trovarci talvolta davanti a forme così strane che, sebbene siano obbedienti alle regole, ci sembrano troppo diverse dall'altre e di difficile digestione.
[2]
Vediamone alcune.
[3]
Noi traiamo esemplo dagli americani nel rinnovare le nostre industrie, ed ora estraiamo anche petrolio dal sottosuolo emiliano.
[4]
Pariamo già dei plutocrati anche noi.
[5]
Il male è che ci distraiamo in troppe discussioni bizantineggiando, quasi non accorgendoci che risiamo nella età delle preponderanze straniere.
[6]
Vi piacciono queste forme del presente indicativo?
[7]
No?
[8]
Eppure sono esatte.
[9]
L'ultima si trova in un'opera storica recentissima e di molto pregio: non c'è nulla a ridire.
[10]
Tra le forme del passato remoto ve n'ha alcuna molto interessante.
[11]
Il pesce frisse rapidamente la padella.
[12]
L'umanesimo precesse la Riforma e la Rivoluzione francese.
[13]
Con quell'uomo non competei, perché sapevo di non poterla spuntare.
[14]
Una grande fiammata rilucè all'improvviso nel cuore della foresta.
[15]
Colui che redasse quel documento era un ignorante.
[16]
Anche qui nulla da obiettare.
[17]
Più curiose ancora son certe forme del congiuntivo presente, per digerir le quali occorre davvero uno stomaco di struzzo.
[18]
Bisogna che noi tragghiamo, che voi tragghiate esempio dai buoni: è ormai inevitabile che sveliate il segreto di cui siete depositari; perchè le cose si mettan meglio occorre che noi violiamo, che voi non violiate, che tutti i cittadini non violino le leggi.
[19]
Chi parla così non viola neanche la grammatica: resta a vedere se tutti pronuncino queste parole con l'accento esatto.
[20]
Ma i barbassori della nostra lingua non credono necessario che l'accento sia segnato sulle sdrucciole e bisdrucciole, con quali comici risultati è facile constatare.
[21]
E veniamo ai participi.
[22]
Ne troviamo usati nella forma del presente alcuni che ci fan sorridere, come il buon Pellico ci parla d'una donna, non dante alcun segno di benevolenza, ed altri descrive un buon vecchio tenente per mano un fanciullo: povero vecchio!
[23]
Ma i più bislacchi sono certi participi passati come soccombuto (aveva alfine soccombuto alla fatica), fremuto (aveva fremuto a lungo, alfine scoppiò), fenduto (vedevo l'onda placida fenduta dal motoscafo) ed altri del genere.
[24]
Ma secernere ha il participio passato secreto, che pare una ghiottoneria, mentre gli altri verbi affini, quali concernere e discernere, per non starnutare anche essi in qualche forma in ufo (come discernuto, registrata dal Fanfani) o ricorrere al troppo scelti concreto e discreto, preferiscono farne a meno.
[25]
È proprio questo il consiglio più saggio che si possa dare quando il discorso sta per incappare in una delle forme sopra dette, pur esistenti e legittime: evitarle, girar loro attorno, esprimersi diversamente.
[26]
Anche certe fusioni di verbi e di pronomi questi appiccicati a quelli come enclitiche non ci sembrano raccomandabili.
[27]
Chi scrive che i Pensieri del Gabelli portici a meditare sono tuttora fecondi d'insegnamenti; chi scrive che «noi dobbiamo porci in prima linea nello sport calcistico» (la differenza nel suono della o dal verbo porre al grazioso nome dei suini è avvertita da pochissimi), chi non si cura di metter da parte che sarebbe tanto facile forme così indigeste, ha la sensibilità... d'un ippopotamo.
[28]
e. c. m.

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