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Métamorfosi

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 27 febbraio 1952


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Che l'antico Giove Ottimo Massimo, dando la caccia alle belle donne e facendo le corna alla moglie Giunone, si convertisse di volta in volta in aquila, in toro, in cigno, in pioggia d'oro e persino in formica, è fantasticaggine, della mitologia ellenica. Che oggigiorno il diavolo si trasformi in caprone e la strega in gatta nera, è leggenda popolare. Non c'è niente di vero. Ma che una parola, attraverso i tempi, soprattutto nel passaggio da una lingua all'altra o dalla lingua al dialetto, subisca in bocca al popolo metamorfosi profonde diventando irriconoscibile, è fatto dimostrato da esempi innumerevoli. Divertiamoci a riguardarne alcuni.

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C'era nella Spagna colonizzata dai Romani una città che si chiamava Caesar Augusta: cosi bel nome è diventato... Saragozza. E un'altra che era Augusta emerita è diventata Merida. Pure dalla Spagna ci è venuto il nome di quell'elegante ortaggio che colà chiamasi berengena: da noi questo berengena ha assunto la forma di melanzana. Vi par poco?

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Nell'isola di Capri un tratto di piano ove sorgeva una villa di Tiberio aveva nome Domus Augusta. Adesso si chiama Domecuta.

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Le trasformazioni più curiose son quelle dei nomi di Santi fatti nomi di luogo: in questi casi han mutato l'aspetto e talvolta perfino il sesso. Nella Campania un San Michele si è convertito in un dolce Santo Miele, e San Menna, un eremita vissuto nel Sannio e celebrato da San Gregorio Magno, è ora Santa Menna! Nel Molisano Sant'Agapito si è trasfigurato in... Santa Capita, così come nella campagna romana il povero San Proculo s'è fatto Santa Broccola. In Toscana San Giovanni in Gerusalemme è ora San Gersolè, Santa Maria in Coeli Aula è Santa Maria in Cilicciauli, e il martire sardo San Luxorio vien detto (senza rossore) San Rossore... Nel Parmense Sant'Ermanno s'è convertito in Santa Romana, e Sant'Abdon, un persiano martirizzato a Roma sotto Decio imperatore, è divenuto... Santa Donna; nel Piacentino San Miniato ha assunto la strana forma di... Seminò. A Venezia i due Santi Martiri Giovanni e Paolo si sono fusi in un unico Zanipolo, come a Milano i Santi Gervasio e Protasio son divenuti un unico San Trovaso. E l'antico San Ursicino di un villaggio della Liguria s'è mutato in Sant’Olcese; e San Romolo, malamente abbreviato e deformato nella pronuncia locale (San Romu), è diventato Sanremo, mentre un San Remo non è mai esistito.

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Veniamo ora al nostro Piemonte. Qui di parole che nel dialetto hanno subito metamorfosi profonde e talvolta orribili, conosciamo gran numero: ma lo spazio ci vieta di parlarne ampiamente. Basti rammentare che da noi la susina Beine Claude è indicata con l'orrendo home di rana glòd; che colui il quale parla malamente il francese lo parla come una vacca spagnola, nella quale vacca si è metamorfosato (anche in Francia) il basco, la cui lingua è da quella spagnola e da tutte le altre diversissima; che la beauté do l'age cioè la bellezza dell'età, quella che è soltanto freschezza giovanile, in Piemonte è la bellezza' dell'asino! Tornando ai Santi, abbiamo anche noi deformazioni stupende: tra i nomi di luogo San Ciriaco è diventato Cirie, e Sant'Agata s'è ridotta a Santhia. Ma il fatto più mostruoso e ad un tempo esilarante è che San Pietro in Vincoli, con questo Vincoli pronunciato Vincoli senza capirne niente, è stato tradotto nel dialetto come... San Pa d'i i, e poi restituito alla lingua nazionale fedelmente tradotto in San Pietro... dei cavoli, assunto perciò dagli ortolani a loro protettore. Incredibile, ma vero. Metamorfosi dovute alle traduzioni ad orecchio ed al fatale trionfo della ineffabile sfolgorante ignoranza umana.

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e. c. m


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