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Cariche “ricoperte”?

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 17 dicembre 1947


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Si può immaginare un’espressione più infelice di questa, che continuamente ci sentiamo ripetere quando si parla di persona chiamata a qualche pubblico ufficio, o che tale ufficio ha esercitato, o che da tale ufficio è esclusa?
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· A ricoprire la carica di Consigliere Delegato della Società è stato eletto il Cav.
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Rossi, ·Il Comm.
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Bianchi ha chiesto d’essere esonerato dalla carica di Sindaco che ha ricoperto per tanti anni, · I Savoia sono per legge esclusi dal ricoprire qualsiasi carica della Repubblica.
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È facile dimostrare che sifatti modi di dire sono semplicemente ridicoli.
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È già sciocco, in questi casi, l’uso del verbo coprire; ancora più sciocco diremmo pazzesco addirittura quello del verbo ricoprire.
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Che cos’è infatti una carica?
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Ci vuol poco a scoprire che questo nome deriva dal verbo caricare, che a sua volta viene dal latino carrus (carro) e significa ·porre addosso.
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Si carica una nave di merci d’ogni specie, si carica un animale da soma di pesi diversi, si carica un facchino di valige.
[10]
E chi dice o scrive che si son caricati i bagagli sul treno, che è stato caricato il carbone sul piroscafo, commette errore, perché i bagagli o il carbone costituiscono essi il peso che si è posto sul treno o sul piroscafo, e perciò solo questi si possono dire caricati.
[11]
Si parla anche di caricare un fucile od altra arma da fuoco perché la si rende appunto più pesante immettendovi polvere e proiettili, cioè quella che si chiama la carica; e quando si parla della cavalleria che carica il nemico si vuol dire che essa si getta su questo con tutto il suo peso.
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In qualunque espressione anche figurata, contenente il verbo caricare o il nome carica, il concetto fondamentale è sempre quello di peso imposto, di gravità, di tensione aumentata.
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Or dunque se quella di deputato, di prefetto, di sindaco, di presidente d’un un’associazione, ecc. ecc. è una carica, è pur questa e qui la parola è usata in senso traslato non altro che un peso, magari gradito, portato con gioia e soddisfazione e con adeguato compenso, ma sempre un peso.
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Ciò stando, come potete dire che egli copre quella carica?
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Casomai è la carica che copre lui.
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Egli la porta, la sopporta, la tiene, la regge: non la può coprire, e tanto meno ricoprire.
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Il prefisso ri induce nel verbo cui è premesso l’idea della ripetizione dell’azione o di una maggiore intensità dell’azione stessa.
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Rivedere significa vedere di nuovo; si rivede quello che s’era già visto altra volta; e ricercare è anche il cercare con grande cura o impegno.
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In ricacciare o ripugnare, lo stesso prefisso aggiunge ancora un altro significato accessorio: quello di indietro o di contro; ma questi esempi non fanno al caso nostro.
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Ricoprire è coprire di nuovo o coprire molto, compiutamente.
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Anche ammettendo che l’espressione ·coprire una carica· sia buona (per noi non lo è affatto), col pretesto che nell’espressione stessa si possa insinuare l’idea d’un posto vuoto, d’uno stallo o seggio che viene ad essere occupato, il dire che l’individuo designato o eletto - «per la prima volta», si noti bene ad una certa carica è chiamato a ricoprirla, ci sembra, l’abbiamo già detto, un parlare da insensati, da gente degna che le si apra pietosamente la porta d’una Casa di cura
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e.m.

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