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Umorismo piemontese

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 13 agosto 1949
NewspaperNuova Stampa Sera
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column7-8


[1]
State a sentire certi speciali significati che ad alcune parole di grande risonanze vuol dare il popolino piemontese.
[2]
Riferiremo con tutta fedeltà alcuni dialoghetti che abbiamo raccolto per le campagne subalpine nel fare ricerche di folclore.
[3]
escludiamo che in altre regioni del Bel Paese fioriscano le stesse o analoghe espressioni, ricche d'arguzia e d'amara ironia.
[4]
Una bimba esce dun tratto da un gruppetto di sue compagne con le quali giocava sulla strada, e piangendo disperatamente corre verso la mamma, di poco lontana.
[5]
Questa, che ha già visto e capito, le corre pietosamente incontro esclamando: «Povera Nina! Vieni, vieni. T’han fatto una legge, non vero? T'han fatto una legge!».
[6]
Legge, in questo caso, vuol dire precisamente ingiustizia.
[7]
Bellisimo.
[8]
Si parla tra contadini d'un tale che oggi la dice in un modo, domani in un altro, che ha un caratteraccio strano, che non cond* mai null*.
[9]
«Oh quello, esclama una vecchietta che fa parte del crocchio, quello è un tribunale!».
[10]
Non è neppur questa una prova di stima per listituzione che applica la legge di cui sopra; d'altra parte, ognun vede come il termine riassume felicemente, le qualità negative or ora 'indicate.
[11]
Feste campestre.
[12]
Nell'unica bettola del villaggio imbandierata e zeppa di avventori colà presso è il ballo pubblico un gruppo di coscritti gioca alla morra.
[13]
Gioco proibito, perciò preferito.
[14]
Scoppia ad un tratto una disputa violenta.
[15]
Tutti gridano.
[16]
«Eh! grida più forte di tutti un omaccione che, seduto a giocar tressette, si è volto inviperito alla masnada urlante: finitela di far tanto clero!».
[17]
Qui chiarimenti e commenti sono superflui.
[18]
Quando si parla d'un uomo astuto, scaltro, dissimulatore, privo di scrupoli capace di imbrogliar chicchessia, maestro d'artifici per gabbare il prossimo, il termine atto a definirlo compiutamente non è che uno: quello di politico.
[19]
«Ha una politica!».
[20]
«È un politicone!».
[21]
E se in un'amministrazione o in una qualsivoglia associazione c'è disordine, discordia, contrasti continui, beghe di ogni genere, i sentimenti di scontento, di disgusto, di sdegno che tale stato di cose determina si riassumono in un'esclamazione breve, semplice, nitida, densa di contenuto, ricca come quelle dianzi riportate di profondo umorismo, frutto di molta esperienza accumulata nei secoli: «Che repubblica!».
[22]
e. c. m.

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