Sentence view

Dolci armonie

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 7 ottobre 1949
NewspaperNuova Stampa Sera
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column3-6


[1]
La parola è musica.
[2]
Le immagini della nostra fantasia e i sentimenti che ci scaldano il cuore hanno con le parole mirabili accordi.
[3]
La più mediterranea delle vocali che è la a , la i e la e suscitano sensazioni e visioni luminose come la r e la t hanno vibrazioni aspre e forti, mentre la l e la n consentono a liquida dolcezza e soavità; e così via.
[4]
Perciò chi ha il senso dell'armonia, quando legge pezzi di prosa o di poesia dove ricorron parole che suonano malamente ne prova un vero disgusto, se ne sente quasi offeso.
[5]
Spiacciono le cosiddette cacofonie, cioè le successioni di suoni aspri (per es.: «Un contratto tra tre trafficanti») ; è antipatico lo iato, che è l'incontro di più vocali («Emanuele e Enrico»); e quella rima che nella poesia, congiunta alla metrica e al ritmo, riesce tanto gradita, se nella prosa ritorni più volte a caso è addirittura insopportabile; e la consonanza, così frequente, per esempio, nell'uso degli avverbi in mente: già il frequente e il mente che abbiam scritto or ora ad un orecchio sensibile ripugnano... maledettamente.
[6]
Galileo Galilei, che non fu soltanto sommo scienziato ma anche esteta e critico dall'orecchio finissimo, fece oggetto di minuta critica il poema dell'Ariosto, fra l'altro rilevandovi (ed era dell'Ariosto!) parecchie disarmonie.
[7]
Nel verso «E ristorar lo stanco corpo neghi» quei due co vicini gli sonavan male; secondo lui il poeta avrebbe dovuto dire «E ristorare il corpo stanco neghi».
[8]
Ancor peggiori gli parvero i versi «in un'adorna e fresca cameretta» (che corresse «In una fresca e adorna cameretta»), «E lo trovò nella spelonca cava» («E lo trovò dentro la grotta cava»), nel quali non è necessario avvertire che cosa vien fuori.
[9]
Ma non se n'accorge affatto il lettore comune.
[10]
Tanta era la sensibilità dei nostri maggiori che dicevano per ischerzo premettendo la i a scherzo dopo il per, onde evitare l'incontro di troppe consonanti, che dicevano ned io perché un io sembrava faticoso alla pronuncia e lesivo dell'eufonia, della dolce armonia.
[11]
Com'erano raffinati, molli, sdolcinati quei nostri maggiori!
[12]
Ben altro è il gusto, ben altro il sentire delle generazioni nate e cresciute attraverso due guerre, abituate a vivere tra scoppi di bombe, urla bestiali, rombi di motori, fragore di carri automobili motociclette, gracchiar di radio e di musiche barbare, declamazioni d'altoparlanti, mugolii schianti strepiti crepitii fischi scrosci spari, e via dicendo.
[13]
Chi avverte ancora, fra tanto baccano, le cacofonie, lo iato e le consonanze?
[14]
Oggi la radio ci dice, per es.: «I seguenti provvedimenti riflettenti l'istruzione pubblica», oppure ci fa sapere che «è stato pubblicato il comunicato del Sindacato ecc.»; altri scrive che «Infatti, secondo Togliatti, questi Patti sono stati fatti a scopo d'aggressione», e che il Tal dei Tali «faceva parte d'un reparto di partigiani quasi tutti appartenenti al Partito comunista».
[15]
«Se non stai alla legge finirai per perdere il permesso» dice Tizio a Caio in un discorso di nostra conoscienza.
[16]
E un letterato di grido ha scritto quanto segue: «Un accademico di Francia aveva proposto la stessa proposta di una moratoria delle invenzioni. La proposta voleva imporre il divieto di poter ottenere concessioni di privative, ecc.».
[17]
Che squisita armonia!
[18]
Ho letto recentemente di capitali concessi «a tasso basso».
[19]
Che strani voli fa talvolta il pensiero!
[20]
M'è balzato alla mente il tasso barbasse troneggiarne nella vigna di Renzo: ve la rammentate?
[21]
Quella povera vigna abbandonata e piena d'erbacce sta per diventare il simbolo della povera lingua italiana di oggidì.
[22]
e. c. m.

Text viewParagraph view