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Linguaggio pacifico

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 6 gennaio 1950


[1]
Tutti vogliamo la pace, nessuno escluso.
[2]
La vogliamo fermamente, fortissimamente.
[3]
Infatti i primi giocattoli che diamo in mano ai bambini innocenti hanno forma di spade, rivoltelle, cannoni.
[4]
Poi il divertimento che lasciam loro preferire è quello di fare la guerra, di «eliminarsi» a vicenda.
[5]
E quando, molto presto, li portiamo al cinematografo, non vedono che armi spianate, conflitti, rapine e stragi.
[6]
E la lingua che parliamo ogni giorno s'infiora di metafore tutte suggerite dal bestiale istinto e costume della violenza che è proprio l'opposto del cristiano anelito alla pace, alla carità, all'amore.
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Chi vuol intentare contro alcuno una causa civile, una questione, una discussione, affila le armi, e poi muove all'attacco.
[8]
Egli tien pronti degli argomenti di grande portata (come se fossero pezzi d'artiglieria), ha delle testimonianze che militano a suo favore, ha assunto ad assisterlo certi avvocati che son grossi calibri, che sono cannoni.
[9]
La sua base d'operazioni è insomma fornita di tutto punto.
[10]
Incrociati i ferri con l'avversario, deve star bene in guardia, parare i colpi con abilità, non offrire mai il fianco al nemico.
[11]
Talvolta, come se si trattasse di «cavalieri antiqui», ci si parla di contendenti bene ferrati che pugnano a spada tratta, che poi vengono alle strette o ai ferri corti.
[12]
Una disputa violenta, se pur fatta di non altro che di parole, è lotta a coltello.
[13]
Chi dice altrui quello che pensa apertamente, senza sottintesi, agisce a visiera alzata.
[14]
E continuiamo.
[15]
Chi si propone di procedere contro alcuno, di muovergli guerra (siamo sempre ), studia il terreno, cerca di scoprir terreno, manda altri in avanscoperta, fa il suo piano tattico, compie delle mosse strategiche, sta alle vedette, o sta all'erta, o fa la scolta, o fa buona guardia; bada soprattutto a non essere preso tra due fuochi.
[16]
Se poi la impresa gli va male, batte in ritirata, fa la sua brava ritirata strategica.
[17]
In una discussione filosofica tra due vecchi barbuti e cadenti uno di essi sembra ceder terreno.
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Ma non è che una finta.
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Perché egli tiene ancora molte frecce al suo arco: ha cioè in serbo ancora molti argomenti.
[20]
Sono andato a trovare don Prosdocimo che sempre m'aveva trattato bene.
[21]
Ma oggi, non so perché, m'ha fatto il viso dell'armi.
[22]
Quella certa costruzione che da tanto tempo era stata abbandonata s'è ora ripresa con uno slancio inaspettato.
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S'è di nuovo battuta la diana, ed ora si va a passo di carica, a tamburo battente.
[24]
I dirigenti han dato di sprone agli operai (povere bestie!) e presto l'opera sarà compiuta.
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In altri casi si parla di dare l'allarme affatto fuor di proposito, di coltello tenuto pel manico, di gente che si trincera nel silenzio o nel rifiuto, di convitati che danno l'assalto a mense bene imbandite: siamo sempre .
[26]
Che più?
[27]
Se una pia suora di carità muore per infezione curando un infermo, se un ottimo sacerdote si piega sul pulpito, colpito dalla paralisi cardiaca mentre parlava della legge d'amore di Cristo, quella eroica suora e quel nobile sacerdote son morti sulla breccia!..
[28]
Come se non potesse arridere a nostro linguaggio una immagine diversa dalle solite suscitate dalla eterna, inestinguibile, maledetta tendenza alla guerra.
[29]
E intanto tutti vogliamo la pace, fermamente, fortissimamente...
[30]
e. c. m.

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