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Può essere divertente anche il riguardare come la scienza d’Euclide abbia prestato alla lingua corrente parecchi tra i suoi termini, così netti rigidi precisi, che essa adopera in senso figurato.
Il più diffuso in vari atteggiamenti è il termine indicante la figura del circolo, nella quale Dante vedeva a ragione il simbolo dell’infinito non avendo esso né principio né fine. Abbiamo infatti i circoli di nuovo, i circoli di ritrovo, i circoli di lettura e di studio, i circoli politici, ecc. Nella lingua che Euclide adoperò a stendere i suoi famosi Elementi di geometria il circolo è detto ciclos, da cui il nostro ciclo, e ognuno conosce gli innumerevoli vocaboli ove questo nome apparisce, dai cicli epici ai drammi ciclici, dal ciclons all’omiciclo, dalla bicicletta al cent’altri mezzi di trasporto le cui ruote non cicli. Se poi dalla figura del circolo passiamo a quella solida della sfera, oltre le sfere celesti ci sono le sfere d’azione e le sfere d’influenza le persone di alta o di bassa sfera, e, soprattutto importanti, le alte sfere della politica, dell'arte, della scienza: espressioni tutt'altro che corrette e purgate, ma ormai in voga e perciò «giustificate dall'uso» e dalla tendenza odierna — anche dei dotti — ad ammetterle e a lasciar correre...
Dopo il circolo viene il pentagono: nessuno ignora che negli Stati Uniti il Pentagono è una istituzione militare di grandissimo peso. C'era già assai prima il pentacolo, che Il Cellini chiama pintaculo: un arnese a cinque lati con caratteri e segni stravaganti, atto a riti magici ed a tremende evocazioni di diavoli, streghe e cose simili. Dove si vede che dalla figura geometrica piana con cinque lati ed altrettanti vertici dobbiamo sempre aspettarci poco di buono.
Vediamone delle altre. Il triangolo ha dato il nome a qualche strumento pur esso non molto gradevole, sia esso quella specie di stiletto che è fatto appunto a triangolo, sia il pezzo di ferro a tre punte atto a offendere cavalli nemici se piantato sul terreno in gran copia al loro avanzare. E poi c'è stato nientemeno che un triangolo della morte la cui semplice enunciazione fa rabbrividire.
Il rombo designa anche una specie di fuso o nodo che serviva ai maghi ed alle fattucchiere per annodare il cuore delle persone, inoltre uno strumento atto a percussione del sàtiri e dei alieni, e ancora la linea direttrice seguita da una nave nella sua rotta. Il nome di trapezio è dato anche ad un osso del corpo e ad un muscolo, inoltre a quell'attrezzo ginnastico sul quale si compiono audaci acrobazie. Ma la figura geometrica del cui nome si fa uso metaforico a dritto e a rovescio è il quadrato, o, più brevemente, il quadro. Chiamasi quadrato (anche se non sia affatto quadra) la sala comune degli ufficiali d'una nave da guerra; va detto; quadrato, non ring, il palco su cui due pugili si accarezzano un po' duramente; la formazione in quadrato d'un esercito circondato da forze superiori ha esempi famosi nella storia. Le spalle larghe di persona ben formata sono spalle quadrate, e anche una testa che ragiona bene, che ha forti e saldi propositi, è una testa ben quadrata. E quanti sono poi i quadri, oltre quelli veri dovuti ai pittori! Si fanno quadri plastici; nell'esercito si formano i quadri, alcuno vi è escluso dai quadri o rimesso nei quadri, e si compiono spesso manovre coi quadri. Ma l'espressione oggidì più diffusa e, a parer nostro, infelicissima, è quella che introduce il quadro dove non entra affatto, sciocca traduzione dell'en cadre francese dove cadre significa non quadro, ma cornice. Sentite: «Nel quadro delle celebrazioni di Leonardo ne sarà fatta la commemorazione all'Università,.. Nel quadro della collaborazione fra i Paesi del NATO si svolgeranno esercitazioni di difesa aerea... Nel quadro delle elezioni politiche ecc. ecc.» Qui il termine quadro è una stonatura, un fuor di luogo. Non quadra per niente.
e.c.m.
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